Monovarietali e indimenticabili,i Romain, rossi longevi che amano il tempo e l’invecchiamento da evoluzione, riposano in botti francesi, coccolati dal lento susseguirsi dei giorni pigri, ignari dei ritmi frenetici del mondo...  

 

Paolo Rodaro crea i suoi Romain rifacendosi alle antiche storie raccontate da suo nonno, che risalgono al Settecento e che narravano della vendemmia in una regione piovosa come il Friuli. Le uve raccolte si conservavano sotto i tetti delle case per posticiparne la vinificazione e ottenere così un vino rosso intenso e duraturo.  

E ancora, la conoscenza della tecnica di appassimento delle uve bianche, tradizionalmente utilizzata in famiglia, per i vini da dessert, aiuta Paolo a sviluppare per le uve rosse, un’altra metodologia per un appassimento più breve, chiamato surmaturazione del metodo Romain-Rodaro. 

First moover in questa ricerca e depositario di tale tecnica di vinificazione da oltre 20 anni, Paolo ha ispirato anche i suoi colleghi vignaioli, in un’ottica di crescita del territorio, superando il più noto “made in Friuli dei vini bianchi” con l’aspirazione di riconoscersi in un produttore di grandi vini rossi da evoluzione italiano. 

È possibile vinificare con il  metodo Romain-Rodaro esclusivamente in alcune annate, con  uva selezionata e perfettamente asciutta nei giorni antecedenti alla vendemmia. 

Se l’annata lo permette, in vendemmia tardiva, l’uva matura, raccolta a mano, è adagiata senza sovrapposizione in piccole casse con capienza di due chilogrammi. Successivamente, i plateau sono posizionati in fruttaio, dove inizia il  processo naturale della surmaturazione dei grappoli: con il trascorrere del tempo, il chicco si disidrata e al suo interno, a poco a poco, i tannini verdi attorno ai vinaccioli si ammorbidiscono. L’obiettivo è quello di vinificare l’uva per ottenere un  vino secco, con potenzialità di evoluzione nel tempo, che non risulti mai ruffiano e che esprima  le  tipicità del vitigno specifico 

 

Massima è l’attenzione posta in questa fase di surmaturazione delle uve: si reiterano le analisi di laboratorio per evitare che dopo la vinificazione i residui zuccherini rendano il vino dolciastro. L’attesa dei grappoli in fruttaio può oscillare dalle quattro alle sei settimane, in funzione della varietà delle uve, dallo spessore della buccia e dal grado di maturazione dei chicchi. Decisivo è l’esame organolettico degli acini che Paolo Rodaro ripete quotidianamente e da cui si procede per la vinificazione in vasca d’acciaio. I mosti passano poi in barrique di legno francese, dove rimangono un lungo periodo, da un anno e mezzo fino a oltre tre anni. Il processo è considerato ottimale solo se la fermentazione si conclude con successo. Un ulteriore passaggio in vasca d’acciaio e l’affinamento in bottiglia si rende infine necessario per regalare ai nettari Romain l’eleganza del gusto.  

 

Se Merlot e Cabernet Sauvignon soddisfano con pienezza i palati internazionali, le interpretazioni dei vini autoctoni, per le nuance uniche di territorio, incuriosiscono per l’importanza espressa. Lo Schioppettino con il suo pepe nero, il Refosco dal peduncolo rosso per la sua potenza e il Pignolo per i suoi tannini impertinenti.

Sperimentazione ed evoluzione dei vini suscitano un forte interesse in Paolo. Il caratteristico terreno dei Colli Orientali, la ponca, con il suo microclima, dona solitamente ai vini vinificati - anche bianchi - mineralità, una bella acidità, persistenza e una longevità sorprendente. 

Ma una dignitosa capacità evolutiva per i vini bianchi, vinificati tradizionalmente in acciaio, a Rodaro non basta. 

Paolo vuole ottenere la loro massima espressione evolutiva e andare oltre la vinificazione tradizionale.

Trascorre anni di sperimentazione tra vigna e cantina partendo dai  vitigni bianchi internazionali, in una ricerca che ha restituito un prodotto, capace di stupire, dalle nuance uniche: l’etichetta Evoluto. 

 

Si tratta di edizioni esclusive, che si ottengono solo in alcune annate particolarmente favorevoli e con un’attenta selezione delle uve, raccolte a mano, dolcemente pressate e vinificate in vasca d’acciaio, che rimangono 40 mesi sui propri lieviti - Sur Lie - messi in sospensione tramite battonage, al fine di accrescere il potenziale di ossidoriduzione del vino. 

Si superano così i profumi varietali e si sviluppano  particolari sfumature aromatiche tipiche dei terziari che spaziano dalla mineralità alle spezie. 

Incredibile la freschezza e la persistenza dell’interpretazione di Sauvignon Evoluto 2011 imbottigliato nel 2015 con i suoi 40 mesi sui lieviti, così come la potenza dell’Edizione Limitata del  Sauvignon L’Evoluto 2012 imbottigliato nel 2017 (52 mesi sui lieviti). 

 

E la ricerca continua, in un percorso che procede senza sosta, nelle vasche di acciaio della cantina dove silenziosamente dal mondo, Paolo lascia sui lieviti vini bianchi autoctoni e internazionali, nel segno delle più grandi aspettative per gli anni a venire, per la sua produzione limitatissima, i vini bianchi da evoluzione Rodaro. Unici e sorprendenti.

Paolo Rodaro ha perseguito la strada della qualità anche per i passiti - le uve sono vinificate dopo alcuni mesi di appassimento in cassetta - sperimentando diverse tecniche, tra piccole botti e acciai. Ed ecco il miracolo della natura: la  Botrytis Nobilis che, prima della vendemmia tardiva, arricchisce i grappoli di uve autoctone riposte nelle cassettine per diversi mesi prima della vinificazione in acciaio.

Di una dolcezza delicata, un tempo era il vino dei Papi e dei Principi. Luigi Veronelli (1926-2014), filosofo e scrittore enogastonomico, lo descrisse come "Fermo e aristocratico; ha nerbo deciso e stoffa alta, che si compiace sino a coda di pavone; grandissimo vino, vino da meditazione”. È il Picolit, uva autoctona dal grappolo spargolo, che soffrendo in fioritura dell’aborto floreale restituisce pochi e preziosi chicchi in vendemmia, dai quali, attraverso apposite vinificazioni, si ottiene un vino pregiato.

Oggi, Fortnum&Mason di Londra, fornitore ufficiale della Casa Reale inglese, ha selezionato tra i suoi partner, da diversi anni, la cantina Rodaro Paolo per il suo Picolit, da proporre nel negozio di Piccadilly. 

Un onore per la famiglia Rodaro, che si è distinta per aver contribuito a conservare il vitigno del Picolit in Friuli attraverso il ritrovamento nei primi del Novecento di un antico vigneto di 21 viti di piede franco, per riprodurre il biotipo con 342 viti di Picolit attualmente coltivati. Nella produzione della cantina, si riconoscono frutti canditi, dolci spezie e vibrazioni liquorose. Il Picolit Rodaro è un vino elegantissimo, nobile nei suoi aromi di frutta sciroppata e miele.

I segreti dell’appassimento delle uve si esprimono anche nel celebre  Pra Zenar, Verduzzo Friulano, passito sia sulla pianta sia in cassettine, di una dolcezza mai stucchevole. Vitigno autoctono corposo e robusto, con una sfumatura leggermente tannica, è molto apprezzato per la sua interpretazione intensa, dalla gradevole acidità. Il Verduzzo friulano della cantina Rodaro regala una profusione vivace di frutta matura ed essiccata, per sbocciare in un finale di aromi caldi e accoglienti che ricordano la mandorla e la nocciola.

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